The day(s) after
Pubblicato da George Taylor su 30 Luglio 2008
Sono passati alcuni giorni da quell’evento catastrofico chiamato Italia Wave, evento che avrebbe dovuto distruggere Livorno, a mo’ di Godzilla, eppure, almeno per quel che posso ammirare dal balcone di casa mia, la città è ancora in piedi, non appaiono macerie, i cittadini vanno in giro tranquilli con la loro bella canotta + pantaloni alla pescatora + infradito, i loro cani continuano a farla beatamente sui marciapiedi.
E quindi?
Vuoi vedere che questa manifestazione non era l’Armageddon annunciato?
Chi l’avrebbe mai immaginato… già… chi…
Scommessona: vogliamo scommettere che nessun giornale cittadino si è guardato bene dallo scrivere “scusate, avevamo un po’ enfatizzato l’evento, creando allarmismo per settimane, ma in realtà avevamo esagerato”? Scommessa troppo facile da vincere, questa.
Anche perché i giornali -furbacchioni- hanno subito cambiato l’obiettivo, e dopo i primi due giorni di fiacca di pubblico, complici il tabellone artisti non brillantissimo (e falcidiato dalla defezione di Ashcroft dei Verve) e i giorni feriali, hanno subito sparato titoli disfattisti (“Italia Wave cronaca di un flop”) mentre la manifestazione era ancora in corso, corredati da interviste di vario tipo, tra cui a un’agenzia spettacoli concorrente a quella del Wave, che ovviamente ha tirato l’acqua al suo mulino.
E siccome non erano sazi di figuracce, si son dovuti sorbire il boom finale dei concerti (Elio/Tricarico venerdì 18, ma soprattutto i Chemical Brothers sabato 19, un successone) a totale smentita dei bilanci definitivi sbandierati ai quattro venti dopo appena due giorni.
Insomma, non una bella figura per la stampa cittadina, e per tutti quei livornesi che badavano solo al proprio cortile (eufemismo per “culo”), al contrario di quella fatta dagli organizzatori dell’evento, uno dei pochi decenti sulla piazza da anni. Speriamo che rimanga ancora a Livorno, magari in un altro spazio, che possa contenere almeno i due palchi principali (come nel 2007 all’Osmannoro), stavolta separati tra Stadio e Rotonda d’Ardenza.
Adesso tocca a Effetto Venezia, ma questa è una manifestazione “socialmente approvata”, e quindi non potremo goderci lo spettacolo di quei cittadini livornesi, vittime di giorni e giorni di un allarmistico lavaggio del cervello, che giorni fa si affacciavano timidamente nelle strade temendo di essere assaliti da un momento all’altro dall’annunciata orda di inferociti punkabbestia, per ritrovarsi invece, con delusione, le solite facce, le solite voci, le solite scene di tutti i giorni, e pure i soliti drogati “indigeni”.
Mai una novità, eeeh… che vita grama, che grama vita.